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premio montana alla ricerca alimentare

Focus

2007: 1ª EDIZIONE
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2008: 2ª EDIZIONE
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2009: 3ª EDIZIONE
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2010: 4ª EDIZIONE
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La vincitrice della prima edizione del Premio

"Un Premio utile"

Intervista realizzata da Roberta Ferri e Luca Macario a Sara Spilimbergo e al Prof. Tubino dell'Università di Trento.

Trento, 31 maggio 2010


La facoltà di Ingegneria di Trento sorge in una posizione invidiabile, sulle colline alle spalle della città del Concilio, con una splendida vista della Valle dell’Adige. La struttura, un vecchio sanatorio completamente trasformato e interamente rivestito della bella pietra calcarea bianca della zona, è grande e funzionale anche se, come ci spiega il Preside, il prof. Marco Tubino, è in corso un ampliamento in una struttura costruita ex-novo poco distante, “perché gli spazi non bastano mai”. Insieme al Preside, incontriamo Sara Spilimbergo, 36 anni, la ricercatrice che per prima si è aggiudicata il Premio Montana.

Trento e il mondo agroalimentare: una tradizione antica?

(Prof. Tubino). Direi di più: una tradizione che ha creato anche una scuola. Proprio in questi giorni l’Università sta organizzando un importante evento enogastronomico e, se mi permettete, il vino è stato all’origine dell’arrivo di Sara nella nostra Facoltà.

Ci racconti questa storia.

A Trento c’è una tradizione antica di cultura enologica data dalla presenza di un famoso istituto agrario, che oggi si chiama Fondazione Edmund Mach e che era il noto Istituto Agrario di San Michele all’Adige, una scuola fondata nell’800 sotto gli austriaci e dedicata al presidio della produzione del vino. L’idea di costituire presso il nostro ateneo un percorso sulle discipline legate agli alimenti e all’agraria, intesa anche dal punto di vista dell’industria e quindi dell’ingegneria, è nata anche per utilizzare questa competenza che il territorio possiede e di valorizzarla. Questo Istituto ha sempre avuto con noi un legame stretto perché all’interno raccoglie risorse importanti dedicate alla ricerca scientifica soprattutto nel campo della viticoltura ma anche dell’ambiente. Quindi c’è sempre stato un legame tra l’università e questa scuola e a un certo punto è nata l’idea di valorizzare un apporto dell’istituto da un punto di vista formativo, creando un titolo di laurea triennale. Però Trento non ha una facoltà di Agraria e piuttosto che inventare una nuova struttura ci si è orientati a consorziarci con la facoltà di Agraria di Udine, con cui c’era uno storico legame. All’inizio si impostò un percorso orientato all’enologia, e all’interno di Ingegneria, che qui esiste da 25 anni con percorsi innovativi come l’ingegneria dell’ambiente, ha avviato in parallelo un percorso professionalizzante per l’ingegneria delle industrie alimentari. L’esperienza di questo corso è positiva e si unisce alle nostre altre eccellenze, tra cui l’ingegneria dei materiali e l’ingegneria edile specializzata nelle costruzioni rispettose dell’ambiente. Ora stiamo pensando a trasformarlo in un corso di laurea magistrale di 5 anni nell’ambito di una riflessione generale su questo corso di ingegneria delle industrie alimentari che negli ultimi anni è stato ridimensionato per vari motivi un po’ in tutta Italia. Noi, pur essendo neofiti, pensiamo di essere sulla strada giusta e la conquista del Premio Montana da parte di Sara ci ha anche incoraggiati a proseguire su questa via. Ma è necessario unire le forze con altre facoltà e stiamo lavorando con Verona e Padova su questo tema.

Anche perché la riduzione di fondi induce a razionalizzare le iniziative.

Certamente. E’ oggettivo che le risorse negli ultimi anni sono andate sempre calando e ci lamentiamo che il ministero eroghi sempre meno fondi, e purtroppo è così: basti pensare che tutto il sistema universitario italiano è finanziato quanto il MIT. Ma il problema è anche nel reperimento di fondi privati, salvo eccezioni felici come nel caso di Montana: si fa molta fatica a dialogare e a essere supportati dal sistema delle imprese. Si dice che sia a causa della struttura del nostro tessuto fatto soprattutto di pmi, comunque è un problema vero. Forse la responsabilità sta nel mezzo, sta di fatto che in queste condizioni tutte le iniziative come quella del Premio Montana danno un contributo fattivo alla ricerca.

Sara Spilimbergo ha vinto per prima il premio nel 2007: ci sono stati sviluppi tangibili in questi anni?

(Sara Spilimbergo) Io sono arrivata qui sei anni proprio all’avvio del corso di ingegneria alimentare, occupandomi sia di attività didattica sia di ricerca, proseguendo il filone del mio dottorato fatto a Padova proprio nel campo della pastorizzazione di alimenti con fluidi supercritici. Da subito ho iniziato a collaborare con la Fondazione Mach ottimizzando il processo che avevo avviato nel dottorato. E presto, dopo due anni, grazie ai risultati ottenuti nelle ricerche applicate al succo di mela (siamo in Trentino!), sono risultata vincitrice di questo premio. E’ stata una grande soddisfazione, sia da un punto di vista personale, ma anche per la visibilità avuta in campo nazionale e internazionale. Dopo il premio il mio curriculum è risultato arricchito e ho avuto nuove opportunità e contatti con diverse università, tra cui quella di Salerno. Ma anche all’estero: ho avuto modo di farmi conoscere da vari colleghi all’estero anche fuori dall’Europa, in particolare da un riconosciuto gruppo di ricerca dell'Università della South Carolina, coordinato dal prof. Matthews, che il prossimo mese ho invitato a Trento come visiting professor. Quindi una ricaduta importante non solo in campo nazionale, ma anche internazionale, con prospettive interessanti per tutta la nostra struttura. Quest’anno, inoltre, sono risultata vincitrice di un progetto europeo, concepito con colleghi olandesi e svedesi, sviluppando tematiche di ricerca affini a quelle sviluppate nel progetto premiato.

Ha preso il largo!

Attualmente sto focalizzando la mia ricerca sulla pastorizzazione dei substrati solidi, visto che la parte riguardante i substrati liquidi è già a buon punto e sarebbe bello se qualche azienda si lanciasse a costruire questi impianti di nuova concezione.

Avete dei contatti in corso?


Abbiamo diverse aziende interessate, certamente questi due anni non sono stati floridi dal punto di vista economico e le imprese tendono a spostare più avanti investimenti in queste nuove tecnologie. Sono aziende locali, ma anche venete. E devo dire che anche che ci sono contatti proficui in corso con Montana, di cui ho incontrato varie volte il responsabile della qualità. Direi che, comunque vada a finire, in questi scambi c’è sempre modo di fare verifiche reciprocamente proficue.
Poi c’è da dire che grazie al finanziamento del premio è stato possibile ampliare il nostro personale, tra cui un ricercatore tedesco e un biotecnologo italiano . In questo è stato molto importante poter gestire in piena libertà il finanziamento e dato che la nostra esigenza era nell’ampliamento delle risorse umane, su queste ci siamo concentrati. Con questi apporti abbiamo raggiunto risultati molto interessanti che presto saranno pubblicati.

(Prof. Tubino) Sulla ricerca si è ridotto moltissimo il contributo dei finanziamenti, soprattutto per sostenere la parte delle risorse umane. A volte si fa fatica a spiegare anche alla Corte dei Conti che la ricerca universitaria non ha sempre la certezza del finanziamento, è difficile sapere a priori quali delle ricerche che sono in “pipeline” verrà finanziata, e quindi le persone vanno reclutate una volta che la ricerca parte. In questo senso, un finanziamento come quello messo a disposizione del premio Montana, che consente di avere la certezza di mantenere tre persone per un anno a lavorare su un progetto, è di vitale importanza per noi.
Poi nel caso di Sara, col suo gruppo partito sei anni fa, non c’era molto di più dietro, e il premio è stato una fortuna notevole, arrivata proprio nel momento di start up.

(Sara Spilimbergo) E poi mi ha aiutato anche per nuovi finanziamenti: nel 2008 ho ottenuto un finanziamento dalla Provincia proprio per proseguire l’attività avviata col Premio, in pratica si è innestato un circuito virtuoso.

Dando un valutazione complessiva, cosa si può migliorare nell’organizzazione del Premio?

(Prof. Tubino) A me sembra molto importante che rimanga un premio a una proposta di ricerca. Ci sono in genere due tipologie di riconoscimenti: quello alla tesi, cioè ad un’attività già fatta, e ne abbiamo diversi, anche qui sul territorio; però a mio avviso è più interessante dare un premio a un progetto e quindi il fatto che un’azienda creda o selezioni questo progetto per l’università comporta una ricaduta estremamente importante, come abbiamo visto proprio nel caso di Sara. Quindi ritengo che la forma attuale vada molto bene, anche per la libertà lasciata alla persona, è una cosa assolutamente innovativa, perché in molti altri casi si è costretti a un orientamento fortemente applicativo. Certo, dipende dalle strategie di un’impresa, però lasciare libertà non è sbagliato, questo premio alle idee rappresenta veramente un’eccezione. E’ sintomatico che anche l’Unione Europea, che fino a qualche anno fa aveva un orientamento molto applicativo, negli ultimi bandi si è indirizzata molto più strategicamente alle idee.

1ª edizione

L'ing. Sara Spilimbergo durante l'intervista e nel laboratorio del Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e Tecnologie dell'Università di Trento.




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Follow up

2007: 1ª EDIZIONE
Intervista alla vincitrice Sara Spilimbergo
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2008: 2ª EDIZIONE.
Intervista ai vincitori Luca Fontanesi e Daniela Giovanna Calò
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2009: 3ª EDIZIONE
La vincitrice Marzia Lazzerini
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